La Scienza della Vita
...la salute non è l’assenza di malattia,
ma un dialogo costante con la vita...
Ayurveda Nishnat
in collaborazione con
- a chi desidera avvicinarsi alla tradizione ayurveda in modo serio e strutturato, dalle fondamenta
- a operatori del benessere e naturopati che vogliono integrare la visione ayurveda nel proprio percorso
- a chi cerca strumenti di consapevolezza per prendersi cura di sé e del proprio equilibrio quotidiano
- a comprendere la visione ayurveda dell’essere umano come microcosmo, in relazione con l’Universo
- a riconoscere le qualità universali - elementi, organi di senso, guna - e la dottrina del Tridosha
- a leggere i segnali di equilibrio e squilibrio dei Dosha e a comprendere come ricomporli
- a comprendere il ruolo di Agni, della digestione e dei sei sapori nel mantenimento dell’equilibrio
- a conoscere la relazione tra mente, corpo ed emozioni, e il ruolo centrale dell’alimentazione
- a orientare abitudini e ritmi quotidiani secondo la tradizione, nelle diverse età della vita
- a comprendere i meccanismi del processo patogeno, i sei stadi e i principali rimedi ayurvedici con i loro omologhi nella tradizione occidentale
- a conoscere Panchakarma e Rasayana come vie per custodire l’equilibrio lungo tutto l’arco della vita
- Ayurveda, scienza della vita, conoscenza della vita - il concetto dinamico di salute; l’Universo e l’Uomo, macrocosmo e microcosmo
- le qualità universali - elementi, percezione, organi di senso, gurvadi guna
- la dottrina del Tridosha - equilibrio e squilibrio dei dosha; mantenerli e riportarli in equilibrio
- Dathu, Srotas, Dharakala, Kosha - la relazione con i dosha; segnali di squilibrio e come ricomporli; i materiali di scarto
- Agni e i suoi fuochi - l’importanza della digestione; la filosofia dei 6 sapori; mente e corpo, emozioni e alterazioni corporali; il ruolo chiave dell’alimentazione nel trovare l’equilibrio
- percezione, abitudini ed età - la cattiva percezione degli organi di senso; regole e abitudini giornaliere per mantenersi in salute; il ruolo dell’età; i meccanismi di
base del processo patogeno
- i sei stadi del processo patogeno - la dieta, il digiuno, i principali rimedi ayurvedici e i loro omologhi nella tradizione occidentale
- Panchakarma e Rasayana - stare in salute fino all’estrema vecchiaia
Al termine del percorso viene rilasciato un Attestato di Frequenza relativo a 56 ore di formazione, corrispondenti a 23 Crediti Formativi. La certificazione delle competenze acquisite è un processo distinto, svolto tramite ente terzo accreditato (AJA/ACCREDIA, norma UNI 11491). L’Attestato di Frequenza viene rilasciato al termine del percorso a chi ha completato l’intero corso in tutte le sue parti, superato il test di valutazione finale - valido come esonero ai fini del conseguimento del Diploma in Naturopatia - e perfezionato per intero il pagamento del corso.
Il corso si svolgerà in 7 incontri online: il sabato e la domenica dalle ore 15 alle ore 19, e verrà attivato con un minimo di 6 iscritti. Il corso viene riproposto ogni 6-8 mesi; l’Università si riserva il diritto di modificare il calendario.
Per informazioni sul costo del corso potete contattare l’Università al +39 348 990 5752, scrivere a info@upalbedo.com o utilizzare il modulo di contatto all'indirizzo: https://upalbedo.com/contatti/
…sette fine settimana dedicati alla più antica cultura della Vita, per imparare a conoscere la singolarità di ogni individuo, le sue qualità, e soprattutto lo stile di vita adatto a mantenersi in buona salute, prevenendo l’insorgenza di disagi della mente o di disturbi del fisico…
È soltanto con lo sviluppo del buddismo, a partire quindi dalla vita di Siddharta Gautama (563-483), che si può cominciare a sistematizzare la storia dell’India, e quindi anche dell’Ayurveda. Sappiamo soltanto che la prima civiltà che occupa la valle dell’Indo (Harappa) apparsa probabilmente intorno al IV millennio a.C., viene soppiantata a metà del II millennio a.C. dagli ariani, che portano con sé i loro liberi sacri, i Veda. Uno di questi, l’Atharva Veda, contiene quello che sarebbe poi diventato l’Ayurveda. Lo studio di questa disciplina si consolida a cavallo fra il II e il I millennio e dà origine a quella che potremmo chiamare la prima università ayurvedica, costituita nel territorio dell’attuale Pakistan, vicino a Rawalpindi. Qui vive e studia il medico Jivaka. che divenne così celebre al suo tempo da diventare medico personale del re Bimhasara, il quale, a sua volta, lo incaricò di diventare medico personale del Gautama, il Buddha. A quel tempo, i principi fondamentali dell’Ayurveda erano già stati stabiliti: prevenire la malattia endogena e esogena, promuovere la fertilità e il mantenimento della salute fino alla più tarda età. La conversione del re Ashoka al Buddismo, avvenuta nel III secolo a.C. diede un forte impulso alla conoscenza e allo studio della medicina: il re infatti aveva capito quale fosse la funzione sociale della salute e fece di tutto per promuoverla costruendo ospedali e incaricando i medici di recarsi nelle altre parti dell’India per avere una più ampia conoscenza della medicina; ed è attraverso questo canale che l’Ayurveda approda nell’isola di Sri Lanka, dove poi nel prosieguo del tempo, assumerà una configurazione particolare, adattandosi alle esigenze ambientali dell’isola e rimanendo fortemente legata alla tradizione buddista. In India, al contrario, la tradizione buddista ebbe un arresto intorno alla fine del I millennio d.C. Fino a quella data, l’Ayurveda conobbe un lungo periodo di prosperità e di sviluppo, e furono scritti i testi di base, che attraverso medici cinesi che giungevano a studiarla, furono introdotti anche in Cina. L’invasione musulmana iniziata intorno alla metà del X secolo d.C. pose termine a questa fase, e, per fuggire all’intolleranza dei musulmani, molti medici si trasferirono in Nepal e in Tibet, dove sfruttando le conoscenze mediche di quelle civiltà diedero vita ad una medicina che faceva riferimento alle due culture: l’Ayurveda tibetana. Poco dopo però l’Ayurveda tornò a riaffermarsi, ed anzi, fece proprie alcune acquisizioni della medicina araba e di quella greca, che a sua volta era stata acquisita da quella araba, tanto che nel XVI secolo l’Imperatore Akbar dei Mogul ordinò la compilazione di un testo che contenesse tutta la conoscenza della medicina. L’invasione dei portoghesi prima e degli altri europei dopo portò una con sé un giudizio molto negativo nei confronti di una medicina appartenente ad una cultura considerata inferiore a quella occidentale. La denigrazione e la diffamazione dell’Ayurveda, giunsero al culmine nel 1835, quando gli inglesi ne impedirono la pratica in tutti i territori controllati dalla Compagnia delle Indie. Rimase fuori praticamente soltanto il territorio del Kerala, dove l’Ayurveda continuò ad essere praticata a livello popolare. Tuttavia, alla fine del secolo, i tedeschi manifestarono un interesse, meramente culturale, per tutto il complesso della tradizione culturale indiana, e fecero tradurre il testo di Susruta, con la descrizione delle tecniche di chirurgia del naso e dell’orecchio, che fu alla base delle moderne tecniche di rinoplastica, delle tecniche di intervento sulla pelle e di operazione agli occhi per rimuovere la cataratta, e la rimozione di calcoli vescicali. Da quel momento, un lento e progressivo interesse dell’Occidente per l’Ayurveda cominciò a manifestarsi, fino a quando la riscoperta dell’Ayurveda divenne tuttavia punto di forza per chi sosteneva le rivendicazioni nazionaliste dell’India. Da questo percorso di questi ultimi cento anni si sono evidenziate in modo significativo due correnti dell’Ayurveda, quella che vuole mantenere una sua sostanziale ortodossia, e quella che invece propugna un’integrazione con la medicina allopatica, come l’Ayurveda di Sry Lanka. Buona parte delle accademie indiane, pur mantenendo integra la conoscenza dell’Ayurveda antica, studiano il corpo umano secondo la concezione allopatica, e si tende a privilegiare un approccio diagnostico e terapeutico di tipo organicistico.